Diritti previdenziali tra Italia e Senegal


E’ stato calcolato nello studio della rete EMN-Italia dal titolo Immigrati e sicurezza sociale. Il caso italiano che i lavoratori stranieri residenti in Italia pagano ogni anno 7 miliardi di contributi all’Inps ma non ricevono quasi nulla in termini di pensione. Benché gli stranieri residenti in Italia rappresentino circa il 13% della forza lavoro, percepiscono solo lo 0,2% delle pensioni complessivamente pagate dall’Inps.

La questione del mancato accesso alla pensione non è affatto inedita nel contesto delle migrazioni internazionali, si tratta al contrario di un fenomeno largamente conosciuto, prevedibile e previsto. Per porre riparo a tale inconveniente sin dai primi anni del Novecento è stato congegnato uno strumento che ha sempre accompagnato i processi migratori: quello della stipula di accordi bilaterali tra paesi di emigrazione e paesi di destinazione. Tali convenzioni, che rappresentano anche l’occasione per rinsaldare rapporti di amicizia tra gli Stati e per fissare obiettivi generali di cooperazione, contengono solitamente clausole che consentono la portabilità all’estero delle prestazioni, la totalizzazione dei contributi (cioè la somma delle contribuzioni maturate in diversi paesi) e il godimento della pensione anche da parte del lavoratore straniero rimpatriato prima di aver raggiunto l’età pensionabile.

Per quel che riguarda i lavoratori senegalesi, benché questi abbiano alle spalle una storia di insediamento tra le più lunghe in Italia, non si è andati oltre la redazione di testi condivisi con le autorità senegalesi, senza tuttavia arrivare alla stipula definitiva della convenzione.

Questa situazione potrà essere modificata solo con l’impegno dei Governi senegalese e italiano; per propiziare la ripresa degli incontri e del dialogo intergovernativo crediamo che la società civile sensibile al tema possa sin da subito sollecitare delle iniziative quantomeno al livello delle istituzioni parlamentari dei due paesi



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