Definizione e figure di ritorno


Le scienze sociali negli ultimi decenni hanno proposto alcune classificazioni del ritorno, cercando anche di individuarne le variabili principali. Si tratta di tipologie spesso elaborate in un’ottica policy-oriented e applicativa, che già ha iniziato a dicotomizzare i ritorni tra conservatori o innovatori: il migrante di ritorno è fautore di sviluppo economico locale e d’innovazione tecnologica e culturale? Come fare in modo che lo diventi? I rapporti con la famiglia sostengono o piuttosto frenano le loro potenzialità come promotori di sviluppo?

Un’altra categorizzazione pone la distinzione tra ritorno volontario e forzato. In questo ultimo polo andrebbero però incluse molteplici determinanti, ad esempio: richieste inderogabili poste dalla famiglia di origine, incidenti sul lavoro, perdita del permesso di soggiorno, provvedimenti di espulsione, disoccupazione prolungata, malattia. Ad uno sguardo più ravvicinato sulle esperienze concrete di migrazione il confine tra volontario e forzato non risulta così evidente. Risultano piuttosto centrali le strutture dell’inclusione subalterna della persona migrante nel contesto di immigrazione (in termini di accesso al lavoro, al welfare, all’abitazione, ai diritti civili) che la rendono vulnerabile e soggetta a dinamiche che, pur non presentandosi direttamente come deportazione, sono coazioni al ritorno (ad es. le multe per vendita ambulante “irregolare”).

Infine, altra distinzione che emerge è quella tra ritorno “di successo” o “di fallimento”; anch’essa è abbastanza complessa, così come lo sono le rappresentazioni locali del successo e del fallimento. Queste sono situate e relazionali, e hanno a che fare con le differenze di genere ed età sociale.

Sintetizzando, vi è chi ha proposto di considerare quattro tipi di ritorno:

  1. di fallimento;
  2. di conservatorismo;
  3. d’innovazione;
  4. di pensione.

Un’altra categorizzazione, in modo più felice, ha suggerito invece di pensare in termini di ritorni costretti, costruiti, e scelti ma impossibili. Vi è infine chi ha cercato di definire il ritorno volontario e di successo legandoli alla prontezza e alla preparazione: la persona migrante deve non solo saper mobilizzare i capitali (economici e sociali) necessari e adeguati al ritorno, ma deve essere messa nelle condizioni di poterlo fare.

 


Documents