La progettazione del ritorno


Per meglio addentrarci nella tematica relativa alla progettazione materiale del ritorno recensiamo il contributo di Mattia Gelpi che si inserisce nel quadro, ancora poco sviluppato, delle ricerche sulle migrazioni di ritorno. Esso indaga le “dinamiche cognitive e sociali” alla base dei progetti di rientro in Senegal finalizzati alla creazione e alla gestione di un’impresa.

Quali sono i fattori che influiscono più o meno direttamente sulla realizzabilità di tali progetti? È  questa, in estrema sintesi, la domanda che riassume parte degli interrogativi che Gelpi pone.

Tra le variabili emerse dalle 10 interviste condotte (1 donna, 9 uomini, con almeno 5 anni di permanenza in provincia di Bergamo), compaiono elementi già noti in letteratura, accompagnati da altri (parzialmente) innovativi.  Tra i primi: le esperienze acquisite durante il soggiorno nel paese di destinazione, le risorse (in termini di capitale sociale, economico e culturale) grazie a esse accumulate e  il profilo biografico del/della migrante (istruzione, anzianità migratoria). Tra i secondi: le caratteristiche del luogo di provenienza (declinato nella sola contrapposizione area urbana/area rurale) e quelle della famiglia di origine.

All’analisi delle ragioni addotte per ritornare (ricongiungimenti familiari, sfavorevole congiuntura economica, situazione anagrafica e giuridica dei figli, eventuali cambiamenti legislativi), segue quella, più stimolante, dell’elaborazione del progetto di ritorno e della percezione dei rischi legati alla sua realizzazione. I fattori evocati riguardano la tipologia dell’attività da avviare, i programmi istituzionali per l’appoggio alla creazione di impresa, il capitale necessario all’investimento e le risorse umane da coinvolgere e/o reclutare.  La cornice familiare – nella sua dimensione eminentemente transnazionale – emerge come il fulcro dei progetti di rientro. Imprescindibile per la loro stessa concezione, essa viene descritta (con qualche ambivalenza o eccezione) come un quadro di contenimento dei rischi di fallimento, perché associata alla fiducia e alla sicurezza indispensabili per una gestione trasparente delle imprese da avviare.

Al di là dell’esiguità del campione, l’articolo ha il merito di segnalare il ruolo complesso, ma fondamentale, delle famiglie e di insistere, opportunamente, sul carattere dinamico (a volte transitorio) dei ritorni e delle attività ad essi connesse.


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