Fame, cinema, bellezza. Roma «spiegata» ai migranti


di Gianmarco Mecozzi

Caro Migrante X, sono sicuro che nella tua vita ti sarà capitato di passare per Roma. Ma sì, sono quasi sicuro che tu hai vissuto, almeno un po’, nella città eterna. Allora forse puoi capire perché «spiegare» Roma è così difficile.

Questa città esiste da (quasi) sempre.

È stata il centro dell’Impero romano e contemporaneamente teatro di una delle «cadute» più rovinose di ogni tempo. È stata (ed è) il centro del potere cattolico; è ancora oggi la casa del papa (non so se mi spiego). È stata una città medievale misteriosa e «sanguinolenta» e poi un centro di potere rinascimentale e barocco pieno di pittori e congiure. Dopo l’Unità d’Italia è stata dichiarata, non senza polemiche, capitale del neonato Stato italiano. Poi, per ben venti anni, è stata il centro nevralgico della dittatura fascista e della sua retorica «imperiale». Subito dopo è stata una delle città in cui la Resistenza al nazifascismo è stata decisiva. Nel secondo dopoguerra Roma è stata un centro politico e culturale pieno di legislatori illuminati, politici corrotti, rivoluzionari, poeti e assassini, ladri e artisti, scrittori, prostitute, affaristi e mafiosi, terroristi di ogni colore e di ogni nazionalità, ricchi e poveri, belli e brutti, gialli, verdi e a pois.

Tante cose, tutte diverse.

Non proverò a spiegare nemmeno uno di questi passaggi, caro Migrante X, ma proverò a farti capire cos’è Roma oggi «passeggiando» attraverso quattro celebri film italiani.

1. Roma città aperta

Il film Roma città aperta racconta la storia di alcuni abitanti di Roma negli ultimi giorni dell’occupazione tedesca della città. È un film che ha fatto la storia in «tre sensi» almeno. È un film che «è storia» perché è girato durante gli ultimi giorni dell’occupazione nazifascista e racconta praticamente in diretta la liberazione della città. È un film che «è storia del cinema» perché inaugura il cosiddetto neorealismo (che ha segnato il cinema mondiale). Infine è un film che è «storia di Roma», storia della Roma antifascista e mito fondativo della città di oggi. Nel film sono descritte bene le forze potenti e le ataviche debolezze di Roma e dei romani (dei proletari certo, ma anche della sua borghesia pavida e nevrotica). Per quello che ci riguarda è importante che tu veda l’ultima scena:

I bambini che vedi (che durante il film hanno organizzato da soli un attentato dinamitardo contro i nazisti) e che ora piangono il prete antifascista giustiziato (un fenomenale Aldo Fabrizi) sono i romani che, da adulti, avrebbero  ricostruito la città rendendola una dei posti più belli e liberi d’Europa. Caro Migrante X, essi erano, ai tempi del film, il futuro di Roma e dell’Europa.

2. Roma

Per capire Roma, caro Migrante X, devi conoscere Federico Fellini. Il regista più romano di tutti, infatti, non era romano. La sua telecamera provinciale non è mai diventata «metropolitana». Nel film dedicato alla capitale, intitolato proprio Roma, la visione provinciale di Fellini diventa allegoria  dell’illusione, della sorpresa della vita, del Sogno (S maiuscola). Roma è uno dei capolavori di Fellini. Il suo sguardo (ma sì dai! simile a quello di un migrante, di ieri e di oggi, perché no?) in questa scena clamorosa dipinge le strade di Roma come solo Fellini può fare. Una Roma folle, piena di «diversi e strani», accogliente come una prostituta, nevrotica e orgogliosa, Roma felliniana, fuori dalle righe, esagerata, affamata di tutto, grassa, sporca, meravigliosa città, barocca e surreale, una città per certi versi «africana», tutta da vedere: qui,

3. I soliti ignoti

I romani sono sempre stati poveri, altroché. Lo sono anche oggi. Caro Migrante X, non stare a sentire quello che dicono. Essi, come tutti i poveri, sono anche bugiardi, bugiardissimi. La povertà e la miseria (sorelle gemelle del cinismo altezzoso tutto romano) e la fame atavica, inestinguibile e proletaria, sono i tratti del romano, non si discutono; sono i tratti di Roma. Una città che ha sempre fame, una città sempre povera (anche quando è ricca, anche quando sembra ricca), una città che, quindi (povera e affamata) è sempre stata una città ladra, bugiarda e piena di ladri e di bugiardi. A questo proposito (a proposito cioè di ladri) esistono decine e decine di film ambientati a Roma; tu, caro Migrante X, vediti questo pezzetto dai I soliti ignoti di Mario Monicelli ambientato nella borgate romane, qui

4. La grande bellezza

Oggi i registi vedono Roma come un mistero: un enigma che non si può risolvere. Ci passano dentro e restano stupefatti dalla sua bellezza. Ogni ripresa segna (o simula) un’incomprensione, uno smarrimento, un mistero. I registi hanno paura di Roma. La grande bellezza di Paolo Sorrentino, per esempio è un film eccellente da ogni punto di vista. Guarda qui:

Non è un film su Roma ma è un film che ha paura di Roma, perché Roma è diventata, d’improvviso, decadente e decaduta: «pericolosa». Non c’è da scandalizzarsi, caro Migrante X, perché oggi Roma fa paura un po’ a tutti. Fa paura ai politici che fanno a gara per non governarla. Fa paura agli artisti che si girano dall’altra parte per non guardarla. Fa paura a chi la vuole fare rimanere così com’è ma non ci riesce. Fa paura a chi la vuole cambiare ma non sa come farlo.

Roma, intanto, sta lì. E aspetta.

Come ti dicevo, «spiegare Roma» è difficile, quasi impossibile, caro Migrante X, perché non esiste una sola Roma. Roma è, ancora oggi tante cose: una città ladra e affamata, che ruba e truffa con cinico orgoglio; una città coraggiosa e tenace, che combatte le ingiustizie e spesso perde; una città povera e miserabile, che si espone con le sue illusioni e speranze; una città feroce, tutta «sgangherata», che ha paura e che fa paura a tutti.

Una città migrante?

Una città che aspetta.

Tante cose, tutte diverse.