Le migrazioni di ritorno in Africa


di Marie-Laurence Flahaux, Thierry Eggerickx, Bruno Schoumaker

Prefazione alla rivista Espace, Populations, Sociétés fascicolo nr. 1/2017

Dall’inizio degli anni 2000, la letteratura sulle migrazioni di ritorno è aumentata considerevolmente [Carling et al., 2011], ma gli studi sui ritorni dei migranti africano, rimangono relativamente pochi. La questione del ritorno dei migranti africani, tuttavia, sta suscitando un crescente interesse da parte dei responsabili delle politiche nei paesi di destinazione e nei paesi di origine in Africa. Mentre i primi moltiplicano i meccanismi per incoraggiare o costringere questi migranti a tornare, questi ultimi cercano piuttosto il ritorno di persone che hanno acquisito risorse umane e finanziarie all’estero, percepite come potenziali agenti di sviluppo [Sinatti, 2015].

La questione del ritorno dei migranti non si riferisce solo alla realizzazione del ritorno in quanto tale, ma anche alle intenzioni di ritorno e al meccanismo di reinserimento dopo il ritorno. La questione si può dunque presentare in diversi momenti delle traiettorie di vita dei migranti, dall’inizio della loro migrazione (e anche prima) fino a una possibile nuova partenza per lo straniero dopo il ritorno. Questi vari aspetti relativi al ritorno dei migranti africani sono infatti poco conosciuti, in particolare a causa della mancanza di dati amministrativi nei paesi di origine e di destinazione [Flahaux et al., 2014]. Tuttavia, alcuni risultati di studi quantitativi e qualitativi contribuiscono a una migliore conoscenza del tema.

Gli studi dimostrano, per esempio, che l’intenzione di tornare a vivere nel paese di origine in Africa è spesso presente tra i migranti, ma che la decisione di ritornare necessita di essere ben preparata per minimizzare i rischi, come è attestato ad esempio da diversi studi riguardanti i senegalesi [Sinatti, 2011; Flahaux, 2013; Hernández-Carretero, 2017]. È stato anche sottolineato che non sono solo i migranti che hanno raggiunto la pensione a ritornare, ma anche i migranti che vogliono investire nel loro paese di origine. Ciò è stato dimostrato per i casi di Capo Verde [Carling, 2004], Mali [Quiminal, 2002], Ghana e Costa d’Avorio [Ammassari, 2009, 2005, 2004], nonché di altri paesi in Africa, come è evidenziato da un recente lavoro collettivo [L. Åkesson e M. Eriksson Baaz, 2015]. Questi studi evidenziano il ruolo svolto delle risorse che i migranti hanno acquisito all’estero in termini di capitale finanziario, umano e sociale per il loro reinserimento e sottolineano l’ampiezza delle sfide che essi ancora affrontano al loro ritorno a casa. Alcune ricerche hanno anche affrontato il tema delle difficoltà incontrate dai migranti africani che non hanno scelto di tornare, ma che sono stati costretti a farlo. Il reinserimento dopo il ritorno non è pr nulla un fatto scontato per i migranti che si sono trovati in una situazione irregolare in Europa, indipendentemente dal fatto che abbiano beneficiato di un programma di assistenza e di ritorno “volontario”, come nel caso del ritorno in Mali [Daum , 2002; Ndione e Lombard, 2004], o che siano stati espulsi, caso oggetto di studio per il Ghana [Kleist, 2017] e il Camerun [Chappart, 2008]. Anche i ritorni forzati dovuti a crisi scoppiate nei paesi di destinazione all’interno dell’Africa, possono portare a esperienze difficili, come hanno mostrato diversi ricercatori a proposito del ritorno dei migranti burkinabè dalla Costa d’Avorio [Bredeloup, 2006; Bredeloup e Zongo, 2016; Boyer 2016] e dei migranti nigeriani dalla Libia [Mounkaila, 2015].

Questa pubblicazione si pone nella scia di questi lavori. Essa riunisce contributi empirici che affrontano aspetti meno conosciuti e originali sulla questione del ritorno dei migranti africani nei vari paesi di origine, dal Senegal, dal Niger passando per la Somalia, la Repubblica democratica del Congo, la Tunisia e l’Egitto.

Nel primo articolo, incentrato sulle intenzioni di ritorno delle donne senegalesi migranti che circolano tra il Senegal e l’Italia o la Spagna, Nathalie Mondain analizza i progetti e i desideri di queste ultime riguardo al loro futuro, mentre la maggioranza degli studi sulle migrazioni senegalesi riguarda gli uomini. L’autrice sottolinea l’importanza della situazione familiare di queste donne nella definizione delle loro intenzioni di ritorno a lungo o breve termine nel loro paese di origine. Attraverso approfondite interviste qualitative, rivela tutta l’ambivalenza che caratterizza il discorso di queste donne, che, attraverso la loro esperienza migratoria, espirano alla propria realizzazione individuale e all’autonomia economica, ma che devono anche conformarsi a standard e valori della società wolof.

Nel secondo articolo, Florence Boyer è interessata alla migrazione nigeriana in Arabia Saudita, un caso originale e anche poco studiato fino ad oggi. Analizza in modo più preciso il rischio e l’incertezza lungo le traiettorie dei migranti che si trovavano in una situazione illegale e che sono stati espulsi dal Niger. Attraverso un’analisi basata su approfondite interviste qualitative, descrive la vita quotidiana e il viaggio di questi migranti e dimostra che l’incertezza è presente non solo durante il soggiorno in Arabia Saudita così come al momento dell’espulsione, ma anche dopo il ritorno.

Sebbene il ritorno dei rifugiati sia fortemente incoraggiato anche all’interno del continente africano e nonostante che le organizzazioni internazionali insistano sul fatto che la decisione per i rifugiati di tornare nel loro paese di origine deve essere basata su informazioni obiettive, accurate e neutrali, ben poco lavoro è stato fatto, tuttavia, per studiare la modalità di reinserzione dei rifugiati che ritornano nel loro paese d’origine. Questo è il tema del terzo articolo di questo fascicolo, in cui Nassim Majidi interroga, attraverso una metodologia qualitativa, il ruolo della preparazione e della mobilitazione delle risorse per il futuro dei rifugiati somali di ritorno dal Kenya. Nell’articolo si evidenzia quanto scarso sia l’accesso alle informazioni sulla realtà della situazione socio –economica in Somalia e quanto tale situazione renda estremamente difficile il ritorno.

Nel quarto articolo, Marie-Laurence Flahaux esamina l’effetto di due tipi di sostegno istituzionale offerti, dopo il ritorno, per favorire la reintegrazione dei migranti senegalesi e congolesi che hanno vissuto in Europa: programmi di assistenza per il ritorno “volontario” da un lato, supporto agli investimenti dall’altro. L’autrice conduce interviste qualitative e procede quindi a una prima valutazione quantitativa delle diverse dimensioni della reintegrazione dei rimpatriati. L’analisi rivela che, quando i migranti non ritornano in modo volontario, il ritorno stesso risulta non adeguatamente preparato e la condizione in cui si trovano una volta giunti nel paese di origine rimane instabile; pertanto la possibilità di una reintegrazione riuscita rimane bassa, anche in presenza di un tentativo di sostegno istituzionale.

Il quinto e ultimo contributo affronta, sulla base di dati quantitativi tratti dalle indagini del progetto “Migration and Skill”,  il tema piuttosto trascurato dell’insufficienza della formazione per i migranti di ritorno in Egitto e in Tunisia. In questo articolo, Anda David e Christophe Nordman analizzano le qualifiche che i migranti acquisiscono prima e durante l’esperienza migratoria e il modo in cui queste abilità vengono utilizzate al momento del ritorno. I risultati raggiunti rivelano che esiste un’ deficit formativo significativo per i migranti di ritorno, in particolare in Tunisia. Viene sottolineato anche il fatto che le migrazioni di ritorno attenuano il problema della cosiddetta sovra-istruizione, comune ai mercati del lavoro di entrambi i paesi. Questi risultati suggeriscono quindi che esistano delle difficoltà anche per i migranti con un buon livello di istruzione.

I vari articoli di questo numero di Espace, Population, Sociétés dedicato alla migrazione di ritorno in Africa, mostrano, in vari contesti, che la questione del ritorno, affrontata attraverso le intenzioni di ritorno, la realizzazione del ritorno e la reintegrazione sociale dopo il ritorno, riflette le aspirazioni dei migranti, così come le costrizioni che essi devono affrontare nel corso del loro viaggio, a livello familiare, finanziario, professionale o sociale.

Articolo apparso per la prima volta in francese sulla rivista Espace, Population, Sociétés. L’intero fasciolo è scaricabile qui.