L’odio di Ahmed _Change perspective


di Mattia Tombolini

Per la campagna «change perspective» pubblichiamo un racconto di Mattia Tombolini intitolato L’odio di Ahmed.
In questi giorni si parla molto di periferia e integrazione, di cittadinanza e lingua italiana (vedi le polemiche per il tweet di Elena Stancanelli). Questo racconto parla proprio di questo: la rabbia della periferia di un migrante di seconda generazione, un «nuovo italiano» che possiede una voce chiara, diretta, come il «pischello» di Torre Maura a Roma («non me sta bene che no») come un pugno allo stomaco.  

L’odio di Ahmed

Non so nemmeno perché ho deciso di scrivere questa cosa, e non so cosa scriverò ma nessuno dice quello che vedo io e che penso io, e ogni volta che vi sento, vi vedo, magari vi leggo, mi sembra che manchi qualcosa. Ve lo scriverò così come magno, perché io a Roma ce so nato.
Ho la nausea, non ne sopporto più il fetore de sta vita, me so rotto er cazzo in poche parole.
Sto nome de merda che me ritrovo, Ahmed, un nome da marocchino o da spacciatore della piazzetta de San Lorenzo o al massimo da kebbabbaro, me ce pigliano per culo da quando so’ piccolo pure l’amici mia che me vonno bene, mortacci loro.
Quei due, mi madre e mi padre, non è che potevano inventarsi qualcosa di meglio alla fine, quelli pure dentro al cervello c’hanno 4 cose, esperti di sopravvivenza ma per il resto so apatici come il resto del mondo.
Li guardo e me fanno pena, a volte mi da fastidio guardarli, spesso, sempre di più, li odio.
Era una bella coppietta quando hanno deciso di trasferirsi in Italia, che poi mica lo sapevano che sarebbero rimasti qui, quelli pensavano a scappare dalla guerra e a sopravvivere.
Pensavano solo a quello in quel periodo, si erano conosciuti prima della guerra poi sono scappati.
Erano tipo quelli con la tenda che stanno sui confini oggi, quelli che ogni tanto si vedono su Skytg24 ma che non se capisce mai da ‘ndo cazzo vengono, perché e che vogliono.
A me quelli però non me fanno schifo e non li odio, a me quelli me parono gente in guerra per la sopravvivenza.
Mi madre e mi padre secondo me non se so mai amati, manco sanno che vordì amore, cioè hanno una versione tutta loro, pensano che amore è quello del matrimonio islamico stanno lì e ognuno recita la sua parte, ma fingono e sanno di farlo, la loro vita sembra decisa a tavolino ormai.
Eppure quando stavano in tenda o sulla barca non era così, secondo me quello deve essere stato uno dei pochi momenti dove si sono sentiti vivi quei due, tant’è che durante quei giorni hanno trovato anche il momento per farsi una scopata e concepirmi.
Adesso saranno anni che nemmeno si abbracciano.
Gli ho chiesto mille volte di raccontarmi di quei giorni, non vogliono, sono omertosi, fanno finta che non sono esistiti.
Cioè mi madre e mio padre invece di essere orgogliosi si vergognano.
Sono delle teste di cazzo, li odio.
Mia madre con quella faccia che sembra sempre che sta per piangere, quegli occhi neri giudicanti che sembra che ogni cosa che faccio la faccia soffrire.
Mi hanno cacato il cazzo tutti e due, loro con il loro cibo le loro tradizioni, quel cazzo de caprone che ogni anno mi ritrovo sgozzato nel bagno, i loro amici, non li sopporto da anni perché sono falsi.
Non è una questione di religione, di credere o non credere, io nemmeno lo so se credo a qualcosa, il fatto è che non li sopporto perché stanno lì a sbattersi ma alla fine pensano solo ai cazzi loro.
Ormai ho 25 anni e a Roma ci sono nato e cresciuto, tornare a casa e sentire e vedere quei due che si comportano vivendo ai lati del mondo, guardando sempre come spettatori, mi da un senso di impotenza incredibile.
Questa Roma, mi nausea, troppo spesso penso di non riconoscerla più.
Da quando sono piccolo prendo la metro a Ponte Mammolo, ora che lavoro e non lavoro a seconda dei periodi continuo a prenderla sempre e ogni giorno succede qualcosa.
Io sono mulatto, e conosco solo una lingua, l’italiano come si parla in periferia.
Quando prendo la metro ultimamente la gente mi guarda di più, due volte mi hanno anche chiesto i documenti i militari che ormai stanno fissi all’entrata, fanno anche un po da controllori, ridicoli.
Mi guardo intorno e realizzo che vi odio tutti.
Odio questi africani con le scarpe all’entrata della metro, odio quelli con la bancarella che pensano che sono uno di loro. Ma io non sono uno di voi.
Odio pure questi italiani del cazzo che mi guardano con quell’aria di sufficienza, e anche quelli che pensano che potrei essere uno di quelli che si vuole far esplodere.
Lo faccio sentire sempre il mio accento, io so’ de Quarticciolo, mortacci vostra.
E pure quelli de Quarticciolo non li sopporto più, pensano ognuno ai cazzi loro, non riescono a vedersi mai parte di qualcosa, non riescono nemmeno a pensare a qualcosa di costruttivo, ognuno pensa ai cazzi sua e basta.
Ognuno a Roma fa così, si guarda intorno, giudica, dice qualcosa di male verso qualcuno che giudica responsabile del suo stare male ma fondamentalmente è troppo preso da se stesso, è solo un modo per scaricare la sua di responsabilità.
Individualisti.
Ma anche soli, io così mi sento, solo.
A volte penso anche io come voi, penso che questi immigrati sono dei parassiti, a volte penso anche il contrario, che i parassiti sono gli altri, che alla fine se io sto così male è colpa dell’occidente, ci ho pensato anche io, quasi quasi, visto che tutti pensate che sono dell’isis perché sono mulatto uno de sti giorni salgo sulla metro e comincio a sparare a cazzo di cane.
Ma se non lo faccio è per due motivi, il primo è per non darvi modo di avere ragione, perché avete torto, il secondo è per non dare ragione a quelli dell’isis che sono dei malati mentali ma anche loro sono convinto che sotto sotto dio c’entri poco, è tutta na cosa de soldi.
Anche su questa roba non so dove mi devo schierare.
C’è qualcosa di profondamente sbagliato in questo modo.
Prima stavo dicendo che a volte penso che questi immigrati sono dei parassiti, lo penso anche dei miei genitori, sì sono dei parassiti. Ma non lo penso perché credo che rubino il lavoro o ste cazzate che lo sanno tutti che so’ cazzate, io penso che sono dei parassiti perché quando vedono quelle scene delle tende o dei migranti alla frontiera si fanno i cazzi loro, non si ricordano da dove vengono!
Sono dei parassiti perché quando sentono i politici che dicono certe cose che si capisce che sono contro di noi, non fanno niente!
Sono dei parassiti perché sono come tutti gli altri che pensano solo a salvare loro stessi.
Poi quando vedo queste associazioni, cooperative o anche altre cose che vanno a parlare dei migranti, a fare le manifestazioni eccetera penso che da una parte per fortuna che ci sono loro, dall’altra invece penso che questi stronzi individualisti dei migranti o si muovo o se lo prendono al culo anche loro col razzismo, la lega e tutto il resto.
I bianchi che difendono i neri è peggio del razzismo che almeno ti obbliga a difenderti.
Con gli amici miei del quartiere ci litigo un giorni si e l’altro pure, stanno sempre a dire che una cosa è colpa degli zingari, un’altra cosa è colpa dei negri e poi loro spacciano da quando sono piccoli perché non ce vanno a fa’ i camerieri per 35 euro al giorno, e c’hanno pure ragione, ma allora perché non riesci a vedere che sei un poraccio come lo zingaro e il negro? È semplice, perché non vuoi, perché non ti fa comodo.
Il posto dove vivo a volte sembra un rassicurante paese, a me dicono che sono uno di loro ma lo so che poi quando non ci sto diranno le peggio cose di me. Mi hanno rotto il cazzo anche questi borgatari cinici, anche loro pensano solo a cazzi loro, poi è vero che c’è qualche amico ma la metà di loro adesso c’ha due figli e c’ha così tanti casini nella vita che neanche ce penso a chiede aiuto su qualche cosa e manco lui pensa a chiederlo a me, ognuno c’ha mille impicci, è rassegnato a sta vita.
Poi la gente ormai si odia, io certe volte sull’autobus o sulla metro vedo delle scene raccapriccianti poi sti turisti deficenti mi fanno venire il sangue al cervello, quando c’avevo 14 anni andavamo ai locali erasmus, aspettavamo che si toglievano la giacca e gli facevamo tutti i portafogli a ste merde, erano dieci anni fa e già avevano tutti i bancomat, pochissimi avevano i soldi contanti, così abbiamo capito che dovevamo fargli anche i cellulari perché la maggior parte si segnavano i codici dentro i telefoni. Eh qualche soldo ce lo siamo fatto ma poi ora nessuno è così stupido.
Qualche amico mio mi prende per il culo e dice che sono comunista, io veramente non so nemmeno cosa vuol dire. Un periodo ho bazzicato anche con qualche fascistello, loro sembravano interessati alle cose che succedevano nella periferia però poi ho capito che erano dei coglioni e che io gli facevo anche schifo perché sono mezzo nero, mi sopportavano solo per opportunismo ma di me non je ne fregava un cazzo, infatti li ho accannati prima di avere problemi.
A quarticciolo ogni tanto ci sono delle scritte e delle cose che ricordano di questo “Gobbo” e quindi mi sono interessato, penso che sia una storia da paura la sua, c’è ancora il suo amico vivo che gira per il quartiere e so pure dove abita, ma non racconta mai sta storia, secondo me è un coglione anche lui.
Poi in giro per Roma ci sono tante situazioni con i “compagni”, ci sono le occupazioni, ci sono i centri sociali, tanti di loro so brave persone. Io ci ho provato ad avvicinarmi ma non capisco mai come fare cioè io c’ho tanti problemi non capisco mai che devono fare, vanno da una parte all’altra non si capisce come fanno a mettere insieme i cazzi loro e quelli delle scelte politiche, infatti tanti sbroccano e poi alla fine c’hanno li stessi problemi de tutti, insomma io non me sento uno di loro.
Ho passato l’infanzia come tanti altri ragazzetti lì al quarticciolo a giocare a pallone e a cazzeggiare poi abbiamo cominciato a dare le botte di merce sul muretto e anche dentro casa, lo faceva Berlusconi pubblicamente non potevamo farlo noi? A Roma, quarticciolo non l’hanno mai gestito veramente, cioè le guardie lo controllano non controllandolo perché alla fine so tutti italiani che fanno le cose, io però a un certo punto dopo aver visto tanti amici rovinati e rovinare la loro famiglia mi sono rotto il cazzo di stare dietro a certa merda e mi sono cercato lavoro che a Roma non si trova e se sei mulatto provano a pagarti la metà.
Mio padre ogni tanto mi portava a fare i mercati ma io non ci vado più non li sopporto, tutta quella gente che si ammassa.
A volte per sopportare quei mercati me ne stavo a pippare di nascosto tutto il tempo poi arrivavo a casa ancora intrippato e vedevo quella faccia disastrata di mia madre mi veniva voglia di spaccare tutto.
Ho capito che quella robba è una merda che ti distrae ma non migliora le cose, semmai il contrario, e non è vero che dalle parti nostre sono tutti cocainomani o gente di merda, dalle parti nostre è semplicemente gente ne più ne meno.
Non me sento uno de nessuno, me pare che siamo tanti però, cioè siamo tanti che se sentono soli e me sembra stupido che ognuno pensa solo ai cazzi sua senza capire che se se mettemo insieme semo tutti più forti. E’ che ormai siamo tutti così, un po corrotti, anzi secondo me c’è proprio na mentalità corrotta, ma non dico che io so’ contro la corruzione e per la legalità, figuriamoci a me la legalità mi fa schifo proprio, però dico che c’è una mentalità così e che alla fine ti fa diventare individualista.
Insomma non so bene che vi devo dire, volevo scrive qualcosa per dire che io sto in mezzo e che odio questi migranti che fanno l’indifferenti appena c’hanno mezzo appartamento e du cazzate nel frigo, che odio sti italiani ignoranti e che quando parlate de ste cose dovreste parla prima de voi stessi e capì dove è che sbagliate.
Sti giorni so stato al cinema, non ci andavo da tanti anni, ci sono andato da solo a vedere questo supereroe delle periferie, per una volta me so sentito di aver visto cose che mi riguardavano, ho pensato di andarmi a buttare nel tevere per prendere qualche potere speciale, poi la notte ho sognato di avere questi poteri ma volavo pure, era tanto che non sognavo.
Questa cosa mi ha fatto pensare e sai che vi dico? Che se vuoi stare a Roma senza abbassare la testa e sei solo devi esse per forza un supereroe, altrimenti te devi mette insieme all’altri e avecce le idee chiare.

[Il racconto è già apparso du Maz Project qui].

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