Il pane e le rose? Il nuovo razzismo spiegato ai migranti


di Gianmarco Mecozzi

Caro Migrante X (se non ti ricordi perché ti chiamo così, vai qui) andiamo dritti al sodo: sono sicuro che tu hai sempre creduto che esistesse un solo tipo razzismo, vero? Sono quasi certo che tu abbia sempre pensato di avere a che fare con un tipo unico di razzista. Non ti biasimo. Fino a qualche anno fa anche io la pensavo come te. Anche io pensavo di dovere combattere un solo tipo di razzismo. Ci siamo sbagliati.

Perché oggi non è più così.

Cerco di spiegarmi: in Italia, anno 2018, esistono due tipi di razzismo, e almeno due tipi di razzisti. Da combattere entrambi, ma in modo diverso.

Vediamo come funziona uno e come funziona l’altro.

Il razzismo antico, quello di destra, e il razzista fascista (o aspirante tale), lo conosci bene, tutti lo conosciamo. Egli è sparso, tollerato o combattuto, un po’ in tutta Europa (e non solo). Il razzista antico è bianco (ha cioè la carnagione rosea), per lo più è maschio ed eterosessuale, culturalmente piccolo-borghese (o poco meno, quando si sente «uno del popolo»), economicamente oggi, com’è noto, è al limite del collasso. Il razzista fascista, o antico, crede fermamente che l’uomo bianco, maschio, eterosessuale, piccolo-borghese (o poco meno, cioè «uno del popolo») sia il padrone del mondo, o almeno il padrone d’Europa. Egli crede di vivere in un mondo diviso in razze in cui la «sua» razza è la migliore, la più evoluta, cioè la più forte.

Questo tipo di razzismo, in Europa, ha avuto alle spalle nel corso del secolo passato una teoria «scientifica» secondo cui la razza bianca rappresentava la razza destinata al comando del pianeta. A causa anche di tali «teorie» le popolazioni europee e mondiali sono dovute passare attraverso esperienze tragiche come due guerre mondiali, un paio di genocidi, e follie come il colonialismo, o l’apartheid. Nel secolo passato tale tipo di razzismo ha conosciuto, in Europa, una delle sconfitte più grandi di tutti i tempi. I suoi leader, che hanno dato prove di viltà massima e indecorosa anche per i loro standard perversi, sono stati processati e giustiziati; o, spesso, per paura, si sono suicidati. I suoi teorici sono stati coperti di vergogna e le loro teorie sono state stracciate e ridicolizzate poiché la razza, scientificamente, non esiste, e anzi non è mai esistita. Il razzismo, trent’anni fa, era quasi sparito.

Caro Migrante X, forse questo tu non lo sai, ma i razzisti, dalle nostre parti, fino a pochi anni fa, a causa proprio di questa disfatta epocale, si nascondevano, non parlavano, non aprivano bocca, facevano finta di non esistere.

Questo razzismo oggi è tornato a essere una piaga, una ferita inferta all’intera Europa. È un nemico che in questi anni è divenuto molto più potente ma è molto facile da riconoscere e quindi anche da combattere. Se uno lo vuole combattere, certo.

I razzisti antichi, per quanto siano in costante crescita, in Italia sono (ancora) una minoranza e aspirano per lo più a rimanere tali: una minoranza di «illuminati».

Il nuovo razzismo è diverso. I nuovi razzisti sono per lo più bianchi (come gli altri, gli «antichi») ma sono ben distribuiti tra maschi e femmine (e anzi spesso si battono – almeno a parole – per i diritti delle donne), sono di gusti sessuali misti (si battono anche – sempre solo a parole – per i diritti dei gay), sono di cultura borghese o alto-borghese (assolutamente fieri di non essere «popolo»), e sono per lo più economicamente floridi.

Il nuovo razzista non ha teorie alle spalle. Egli è semplicemente infastidito dagli stranieri, ed è disgustato in particolare dai migranti, profughi o meno. Egli non vorrebbe vederli ogni giorno nella «sua» tv, per le strade delle «sue» città, o affogati nel «suo» mar Mediterraneo, o in fin di vita sulle «sue» spiagge dorate. Il nuovo razzista (spesso e volentieri è una persona «di sinistra») è sommamente pericoloso poiché egli coltiva un odio di classe. Odia gli stranieri perché sono poveri, perché puzzano, perché sono un problema. Soprattutto perché sono poveri. Egli non crede nelle razze o nella politica, nemmeno in dio. Egli crede solo nel denaro e nell’economia. Urla tutto il santo giorno: che l’economia riparta. Che la locomotiva Italia riprenda a viaggiare! Che il denaro cada dal cielo! Che la merce si riproduca senza freni né pietà! L’economia! L’Economia con la E maiuscola! Il resto è merda!

I nuovi razzisti, in Italia, sono tanti, non sono (ancora) la maggioranza della popolazione ma in tutta evidenza aspirano a diventarlo.

Ecco, caro Migrante X  io credo che il nuovo razzismo è più pericoloso del razzismo antico.

Mi spiego, o almeno ci provo: il razzista è un essere che ha paura. È stato educato in questo modo in venti anni di vero e proprio «governo del terrore». La paura oggi guida il suo agire e il suo pensare. In ogni momento della sua vita.

Ma mentre il razzista antico ha una paura irrazionale, immotivata e sbagliata (che gli stranieri gli rubino il lavoro, la donna, la patria che sporchino la sua città, il suo sangue, il suo dio); i nuovi razzisti hanno una paura razionale, circostanziata e corretta (non giusta, attenzione, ho detto: corretta). Essi, i razzisti nuovi, hanno paura dei migranti e degli stranieri perché sono poveri e perché sanno che non vorranno (e non potranno) rimanerlo per sempre. Hanno paura dei migranti come futuro pezzo di una «classe sociale».

Spero che tu mi capisca, caro Migrante X perché qui il discorso diventa importante. I razzisti nuovi, abbiamo appena detto, hanno paura che i migranti diventino un pezzo di classe, cioè (semplifico) una parte di un gruppo sociale con interessi ed alleanze sociali politiche ed economiche comuni. I razzisti nuovi hanno paura che così facendo i migranti possano cominciare a contrastare i loro interessi. Essi li considerano una «classe pericolosa», potenzialmente pericolosa. E hanno ragione. Eccome se hanno ragione. Oggi essi, i migranti, sono proprio questo: il pezzo di una classe che deve ancora diventare classe, una «classe pericolosa» sì ma per i privilegi dei razzisti. I razzisti hanno ragione ad avere paura perché prima o poi ciò accadrà.

Ma come accadrà, per ora, nessuno lo sa.

Caro Migrante X, ecco qualche domanda a cui vorrei che fossero altri, e magari tu, a dare le risposte. Cosa accadrà quando i migranti che oggi sono per le strade delle città – a lavorare, a cercare lavoro, a chiedere elemosina, a non fare niente –  si organizzeranno per il loro futuro? Ciò inevitabilmente accadrà, accade sempre, accade ovunque: ma come si organizzeranno per difendersi dai razzisti, antichi o nuovi che siano? Come si organizzeranno per reclamare i loro diritti? Con chi si stringeranno alleanze e con chi apriranno il confronto? Con chi si rifiuteranno di avere rapporti?

Sono domande importanti, decisive.

Come si organizzeranno i migranti, come si diceva in Europa nel secolo scorso, per avere certo il pane ma anche per avere le rose?