Come studiare in Italia? Il visto d’ingresso per motivi di studio passo dopo passo, consigli e strategie


di Redazione

Hai completato l’università in Senegal e vuoi perfezionare la tua formazione con un master in Italia? Hai finito le scuole superiori e hai dei parenti o degli amici in Italia che potrebbero aiutarti per iniziare un percorso universitario? Preparati a una sfida difficile, ma non impossibile da vincere.

Ti dovrai preparare per tempo e avrai bisogno di idee chiare e molta determinazione, infatti come sai per studiare in Italia venendo da un paese esterno all’Unione europea è necessario ottenere un visto d’ingresso specifico per motivi di studio da parte dell’Ambasciata italiana. Se vuoi una consulenza personalizzata, lo sportello MiRa sarà a tua disposizione. Intanto però in questo articolo ti forniremo alcuni consigli per affrontare questo percorso in modo più consapevole.

La prima cosa da fare è scegliere con attenzione il corso di studi che si intende seguire. Bisogna mettersi in contatto direttamente con la scuola o con l’istituzione formativa, con largo anticipo rispetto al momento in cui si pensa di partire effettivamente. Se hai scelto un corso universitario puoi procedere con una pre-iscrizione, che si può fare on line tra marzo e luglio di ogni anno (le lezioni, invece, cominciano in genere a settembre/ottobre). Dunque lo studente sceglie l’Università e si iscrive, in seguito presenta la domanda di visto d’ingresso verso luglio e agosto, e se tutto va bene viene autorizzato l’ingresso e si comincia la frequenza dei corsi.

Fai attenzione a un ulteriore passaggio: per iscriversi all’Università è necessario aver conseguito un diploma superiore. Poiché tra Italia e Senegal non esistono convenzioni sul riconoscimento automatico dei titoli di studio, dovrai avviare (prima o contestualmente alla richiesta del visto) la procedura di riconoscimento del titolo di studio. Il riconoscimento del titolo viene chiamata talvolta “dichiarazione di valore”.

Quando ti presenterai presso l’Ambasciata per richiedere il visto non ti basterà aver fatto l’iscrizione al corso di studi italiano e aver ottenuto il riconoscimento del titolo di studio senegalese. Un altro requisito da rispettare è la dimostrazione dei mezzi di sostentamento per il periodo di studio in Italia. Per gli universitari, per i quali si presume una permanenza in Italia di molti anni, viene chiesto un reddito di circa 6000 euro (l’importo per l’anno 2018 è per la precisione di 5.824,91 euro annui). Questa disponibilità deve essere dimostrata solo per il primo anno di corso, infatti lo studente una volta arrivato in Italia e dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno avrà la possibilità di svolgere dei lavori a tempo parziale, quindi potrà trovare direttamente in Italia, lavorando, i redditi per mantenersi negli anni successivi. Il modo più semplice per dimostrare la disponibilità dei redditi è quello di trasferire le somme necessarie su un conto bancario.

Il terzo requisito da rispettare è la stipula di una  polizza assicurativa per le cure mediche e i ricoveri ospedalieri; esistono molti  prodotti di questo tipo che si possono acquistare in Italia, anche on line.

Il quarto requisito necessario è la disponibilità di un alloggio: di solito è sufficiente una dichiarazione di ospitalità, prestata da cittadino italiano o straniero regolarmente residente in Italia – la dichiarazione va fatta di fronte a un Comune italiano, che autenticherà la firma della persona che si impegna a ospitare lo studente almeno per i primi tempi. Naturalmente sono possibili soluzioni diverse, ma più dispendiose, ad esempio presso degli ostelli o presso alloggi messi a disposizione dall’istituzione universitaria.

Anche se la legge non lo prevede espressamente lo studente deve dimostrare, come quinto requisito, di conoscere la lingua italiana. Su questo punto l’Ambasciata italiana di Dakar appare particolarmente esigente, infatti  gli studenti devono sottoporsi ad un test che viene organizzato in collaborazione con l’Università di Dakar, in alternativa si procede ad intervista. Il livello di conoscenza che deve essere dimostrato secondo l’Ambasciata è quello B2, che appare decisamente molto alto, soprattutto in previsione di un miglioramento nell’uso della lingua che lo studente acquisirà una volta giunto in Italia. Un atteggiamento così restrittivo non ci sembra ragionevole, soprattutto se consideriamo che la legge non prescrive in modo chiaro il requisito della conoscenza dell’italiano. Ci sembra più ragionevole pretendere una conoscenza basica dell’italiano, infatti la lingua potrà essere appresa molto facilmente da parte di  un francofono una volta giunto in Italia.

Dopo aver seguito tutti questi passaggi, bisogna fare attenzione a un fattore ulteriore. Infatti anche se tutti i documenti sono apposto, bisogna tenere presente che l’Ambasciata ogni volta che rilascia un visto, sia di breve durata (come quello di turismo) sia di lunga durata (come quello per studio) valuta sempre il rischio di immigrazione illegale e la presenza di adeguate garanzie sul mantenimento della regolarità amministrativa e sull’uscita dal territorio nazionale alla scadenza del visto. Per tale valutazione, di esclusiva competenza della rappresentanza consolare, può essere richiesta l’esibizione di documentazione relativa anche allo scopo del viaggio ed alla condizione socio-economica del richiedente, e può essere effettuato un colloquio con questo; in caso di riscontri negativi sull’autenticità o sull’attendibilità degli elementi acquisiti, l’Ambasciata nega il visto.

Naturalmente un provvedimento di contenuto negativo deve essere adeguatamente motivato e contro le decisioni ingiuste si può presentare un ricorso davanti al Tribunale amministrativo regionale, sede di Roma, e ci 150 giorni di tempo per farlo.

(Ringraziamo l’avv. Luca Santini e la dott.ssa Margherita Losa per aver raccolto le informazioni riportate in questo articolo)