Il reinsediamento in Senegal: le poste in gioco sociali


Più che di ritorno, si tratta piuttosto di considerare la pluralità dei ritorni. Seppure strutturati da un medesimo quadro legislativo, i ritorni si stratificano sulla base del genere, dell’età, della durata dell’emigrazione, del capitale economico, culturale e sociale accumulato, del tipo di ascendenza, della condizione giuridica-amministrativa della persona che rientra, del luogo di reinsediamento (es. se rurale o urbano, che tipo di urbano).

Chi rientra si trova a dover rinegoziare la legittimazione e l’intelligibilità morale della propria rinnovata presenza nell’unità domestica e nelle reti sociali di cui fa parte: la quantità di capitali economici, e non solo, in possesso, e la capacità o meno di avere garantita un’attività generatrice di reddito in Senegal sono le variabili fondamentali a determinare un rientro sostenibile. La neo-sedentarietà improduttiva dell’ex-migrante non è infatti comprensibile e neanche facilmente tollerabile. La struttura dei rapporti di genere/generazione locali richiedono infatti che chi ha acquisito il ruolo di adulto, in particolare grazie all’emigrazione, tenga fede alle proprie responsabilità sociali di auto-mantenimento e di redistribuzione delle risorse, pena il divenire oggetto di forme di marginalizzazione sociale. È per questo motivo che il ritorno definitivo in Senegal “fa paura”, e nei casi di persone estremamente vulnerabilizzate in Europa, può portare all’impossibilità del tornare o a migrazioni di ritorno di “ripiego”, in altri contesti africani che non siano quelli in cui si trova il nucleo familiare.

I ritorni “definitivi” delle donne arrivate in Italia grazie al marito, come anche quelli delle e dei minori, meriterebbero uno sguardo e un’attenzione che viene spesso loro negata. Anche in questo caso complessi e stratificati al loro interno, tuttavia spesso questi ritorni sono “ricongiunti” e, a volte, si configurano come dei veri e propri ritorni “forzati” da parte del coniuge o del genitore.

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