L’influenza delle regolamentazioni nelle decisioni di ritorno


Recensiamo in questo paragrafo un articolo di Marie-Laurence Flahaux che indaga efficacemente il ruolo degli incentivi normativi nel determinare le scelte di ritorno dei migranti.

Tra gli stereotipi più radicati in tema di migrazioni spicca quello, assai diffuso, che vorrebbe i migranti disposti a tutto pur di restare nei paesi di “accoglienza”, comunque migliori di quelli di provenienza. Questo pregiudizio diffuso rinforza l’idea di una resistenza accanita degli immigrati contro ogni prospettiva di ritorno “a casa”. Non è, d’altronde, da escludere che tale immagine sia alla base dell’inasprimento generalizzato delle politiche migratorie che sta interessando la maggior parte delle nazioni europee.

Le strategie istituzionali e normative di queste ultime fanno certamente parte degli elementi che concorrono – o aspirano a concorrere – a influenzare le scelte dei soggetti migranti. Tuttavia tale correlazione non è stata fino a oggi studiata e analizzata con la dovuta attenzione. Un primo merito dell’articolo che presentiamo consiste certamente nel fornire una sintesi completa della (magra) letteratura esistente, ma il suo valore aggiunto va oltre il mero interesse “bibliografico”.

L’autrice riflette organicamente sugli effetti (combinati) di tre diversi tipologie di politiche legislative:  quelle orientate al controllo dell’accesso dei migranti; quelle impostate sulla gestione del loro soggiorno; quelle, infine, finalizzate a incoraggiare il (o obbligare al) loro ritorno in patria. Resta inteso, chiaramente, che il modello adottato dai singoli paese è molto spesso un ibrido che attinge ai tre registri in misura variabile. Utilizzando statistiche e dati amministrativi, Flahaux si sofferma particolarmente sugli effetti indesiderati (o semplicemente inattesi) dei cambiamenti normativi e regolamentari, nonché sui risultati delle varie opzioni analizzate.

La tendenza delineata dall’articolo, con riferimento ai e alle senegalesi emigrati in Spagna, Italia e Francia tra il 1960 e il 2008, conferma un certo impatto delle riforme legislative in materia di ritorni sottolineando, al contempo, numerose criticità e “punti ciechi” che smentiscono o ridimensionano parecchi assunti dati per scontati e che dovrebbero esortare a una lettura (sufficientemente) complessa della tematica dei ritorni.

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