Studi statistici transnazionali


La demografia è una disciplina nata nell’Ottocento per studiare e quantificare fatti quali le nascite e i decessi, eventi che per definizione avvengono e sono registrati in un singolo luogo. La migrazione invece, in quanto spostamento, è un evento che necessariamente coinvolge due luoghi, la stazione di partenza e quella di arrivo. Quindi per studiare le migrazioni internazionali sarebbe necessario raccogliere dei dati non limitati a un solo contesto nazionale ma a due o più paesi.

Invece i dati e i sondaggi riguardanti le migrazioni sono raccolti normalmente in un solo paese, per lo più in quello di ricezione e più raramente in quello di origine. Questa situazione crea degli inconvenienti e delle distorsioni nella comprensione del fenomeno migratorio; in particolare vi è il rischio di non registrare fenomeni complessi quali le migrazioni circolari, di ritorno o dislocate progressivamente in più paesi. Per poter censire e comprendere queste traiettorie più articolate Jean Louis Rallu (nel suo intervento contenuto nel volume International Migration in Europe a cura di C.Bonifazi e altri) auspica la diffusione di quelli che chiama both-ways migration surveys (sondaggi su entrambe le vie migratorie), cioè delle interviste mirate condotte in almeno due contesti nazionali.

L’articolo passa in rassegna i principali studi condotti con questa modalità “multisituata” e cioè in particolare i seguenti: 1) lo studio dell’Istituto di statistica francese (INSEE) sulle migrazione tra i DOM (Départment d’Outre-Mer, cioè territori quali la Martinica e la Guyana) e la madrepatria francese: queste migrazioni sebbene dal punto di vista amministrativo siano qualificabili come migrazioni interne, in realtà hanno tutte le caratteristiche delle tipiche migrazioni Sud-Nord; 2) lo studio REMUAO, composto da dati e sondaggi raccolti in otto paesi dell’Africa occidentale: Burkina Faso, Guinea, Costa d’Avorio, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e Senegal; 3) il progetto Mexican Migration Project che analizza la migrazione tra Messico e Stati Uniti, combinando approccio quantitativo e qualitativo.

Nelle conclusioni l’autore evidenzia come sia i paesi di partenza che quelli di ricezione abbiano bisogno di migliori conoscenze sul fenomeno migratorio e ciò dovrebbe condurre a una effettiva collaborazione anche tra gli studiosi nel decifrare gli scenari più complessi.

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